un giorno
…...Un giorno …......
Un Giorno, seguendo un sentiero di montagna, ho visto, in alto, un alpeggio e delle mucche al pascolo, mi sono detto, “vado a visitarlo, tanto cosa ci vuole? Dieci minuti”
Questo Alpe era sempre lì, vicino ma non troppo!
Alla fine sono arrivato, c'era proprio tutto, i prati, il sentiero, le baite con i tetti in pietra......
ed un lieve rumore, sempre più distinto, giro l'angolo di una baita ed ecco all'improvviso una fontana nel bel mezzo di uno spiazzo.
Dopo una bella rinfrescata, mi guardo attorno, nessuno, solo lo scampanellare delle mucche.
Decido di entrare tra le piccole stradine e, girato l'angolo di una stalla, seduto su una piccola panca in sasso ecco apparire un uomo anziano, lo saluto e racconto chi sono da dove sono partito dove vorrei arrivare ecc ecc.
Lui con la calma di chi sa ascoltare, mi lascia parlare, poi inizia dicendo “ V'ho vist mezz'ura fa.....
Proseguo il suo discorso in italiano, che è meglio, altrimenti lo capisco solo io e pochi altri (purtroppo)
Premetto una volta si parlava in seconda persona plurale “Voi” in segno di rispetto, anche il figlio con i propri genitori! Da tanto tempo nessuno mi parlava così, ho un vago ricordo di persone che parlavano con mio nonno, quando ero piccolo! “Vi ho visto mezz'ora fa in fondo al prato e mi sono seduto qui ad aspettarVi “
Gli chiedo di raccontarmi di lui, e come mai era lì e da quanto.
Sono salito due mesi fa da Bugliaga con le bestie ( per inciso si tratta dell'alpe.Le Balmelle,2.067 slm. a circa due ore da Bugliaga, 1.403 slm ( passando per il passo delle possette 2.179 slm) piccola frazione di Trasquera ultimo comune prima della Svizzera, Canton Vallese.) e torno giù verso metà settembre, quando sento che cambia il tempo.
Mi chiedo come fa senza internet ed il meteo satellitare....
Mi parla delle sue bestie, ognuna con il proprio nome, la pastora stella, alpina …...tutte rigorosamente della razza bruna alpina,( meno latte, ma resistenti alle intemperie ed alle basse temperaure anche nella stagione estiva, ( siamo a 2.100 slm.)
Prosegue “ Sapete, un tempo tutti quegli alpeggi li sotto erano caricati, cioè abitati nel periodo estivo,tutto quel pendio dove ora ci sono rari arbusti, era a pascolo, e si contavano centinaia di capi di bestiame”
.
Cercando di immaginare, gli dico che doveva essere stato bello.
“Si, però era molto dura, mi ricordo che son dovuto salire fino a metà di quel canalone, per prendere l'acqua di una sorgente e convogliarla all'alpe con una condotta scavata a mano “
Così dicendo mi indica un ripido avvallamento che conduce ad una bocchetta, roba che ci impiegherei un secolo solo per arrivarci, figuriamoci, con attrezzi vari.-
Poi mi spiega che i suoi figli non si fidano più a lasciarlo solo, e ogni 15 giorni!! vengono a vedere ( testuali parole) “ se sun mort” se sono morto. Mi ha meravigliato la descrizione di tutta l'imponente serie di cime che si staglia subito dietro all'alpe . Io avrei detto “ a sinistra il Teggiolo ( 2.385 slm) poi il passo delle Possette, Punta Valgrande 2.858 slm ecc ecc .
Lui invece,mi dice “ la in fondo c'è il pratone, poi il passo, la cima, la valletta, lo strapiombo, la cima di là, ecc ecc
Non dovrebbero classificare le montagne, perchè prima di noi le indicavano diversamente, e forse anche chi verrà dopo le modificherà, ma sono sempre lì e tra di loro si riconoscono solo guardandosi ( e ridendo un po di noi)
Gli dico che sul lungo pendio che sale al Teggiolo è pieno di stelle alpine, e subito dopo mi do dello scemo, vuoi che lui, nato qui, non lo sappia?, “ Se andate un po' più avanti potrete coglierne tante”
Non ne ho mai raccolta una, perchè a casa muoiono, e non è giusto, lui con calma alzando un po' le spalle dice “ ce ne sono talmente tante ….”
Mi faccio spiegare quanto tempo ci vorrà per arrivare in cima al “pratone”
Lui serafico mi risponde “l'è pena lì, quand a Si rivà in cima Si rivà” è appena lì, quando siete arrivato in cima siete arrivato .- Con un vecchio modo di salutare “alegar” “allegro”, mi lascia proseguire il cammino.-
Alla faccia di “appena lì” ci sono voluti ancora 40 minuti.-
Questo incontro inaspettato, mi ha regalato un qualcosa di difficile spiegazione, che tento di tradurre come un fragrante profumo di prima colazione, un brano musicale che ti piace in sottofondo, un entrare in casa in autunno quando fuori comincia a venire sera, il rumore della neve che cade, il vento fresco in una giornata estiva tra le betulle ecc ecc. ….......
Ugo
Mottarone paradiso di arrampicata
Mottarone paradiso di arrampicata
Il Mottarone [1491m] si presenta come un panettone boschivo, tra il lago Maggiore e quello d'Orta. Dalla sua cima si apre un belvedere a 360° sui laghi e su buona parte delle alpi Occidentali (bellissimo quello sul Monte Rosa). Apprezzato da tutti per le sue piste da sci è anche un vero paradiso per chi ama arrampicare e praticare boulder.
Sparse qua e là emergono strutture rocciose di ottimo granito, conosciuto come “granito Rosa di Baveno”, sulle quali sono state tracciate diverse vie. All'inizio di stampo classico, sfruttando le fessure (artificiale), in seguito, con l'avvento di nuovi materiali e tecniche di attrezzatura più sicure, furono aperti nuovi itinerari in placca a carattere marcatamente sportivo.
Oggi in questa area attrezzata esistono circa un centinaio di vie, molte di più tiri e di elevato contenuto tecnico e atletico, pronte a soddisfare sia il principiante che il climber esperto.La varietà di difficoltà presenti, dai facili itinerari introduttivi, alle vie più estreme, dall’artificiale alle vie alpinistiche, fanno del Mottarone un sito unico per chi arrampica.Per gli amanti del boulder, c'è solo l'imbarazzo della scelta, per la grande quantità di massi e blocchi , di tutte le dimensioni e difficoltà.. Alcuni settori, vista la facilità dei gradi, vengono spesso utilizzati dalle sezioni locali del C.A.I. per corsi d'arrampicata, mentre il Soccorso Alpino vi tiene esercitazioni e simulazioni d'intervento.
I principali valorizzatori del luogo sono stati : Massimo Medina, Luciano Manganilo, Massimo Bodi, Pierangelo Lavarini, Alberto Paleari, Florian Kluckner, ecc….
Quando: nei settori la rossa, il regolare, il monolito, cai Baveno, Cima Cusio e creste lago d'Orta esposti a sud-est e sud-ovest, tutto l'anno, escluse le giornate più fredde e neve. Mentre nei settori dei sass di buticc e Sass da l’Om e parete del Mazzarone esposti a sud, è possibile arrampicare anche in inverno (neve permettendo). Particolarmente indicate la primavera e l'autunno nelle giornate più llimpide.
Quella baita che sussurrava
Quella baita che sussurrava
Una baita ha una sua storia da raccontare nei muri, negli armadi, anche negli angoli più bui. Ne ho viste tante in giro per i monti, ma solo una mi ha parlato al cuore.
La prima volta che vi sono entrata, le pareti sussurravano storie antiche, così vecchie che anche lei faticava a ricordarsi di tutti coloro che erano andati a trovarla e poi erano passati più volte.
Era al Lusentino, tutta fuligginosa all'interno, con quel suo tavolone che l'occupava quasi interamente. Si aveva l'impressione che per prima cosa fosse stato portato lì in mezzo ai monti quel tavolo e poi vi avessero costruito attorno i muri. Ma una notte di lampi e fulmini, come solo la montagna sa scatenare, forse un lampo un poco birichino che non sapeva dove andare a scaricarsi, l'ha colpita al cuore. Così forte è stata la sua irruenza che lei dopo tanti temporali e nevicate e venti tormentosi non ha retto e si è arresa.
Il giorno dopo, le sue povere macerie erano lì a languire, ma lei cercava comunque di chiedere aiuto.
C'è stato chi l'ha ascoltata e lei è rinata. Ora è molto chic, anche “moderna”, ma dentro, nonostante le nuove pareti e i nuovi mobili, senti che ci sono tutti quelli che sono andati e venuti e che si sono trattenuti lasciando un poco di se stessi, dandole vita e spessore. Si sente che lei è stata felice e che lo sarà ancora.
Paola Padulazzi
in bicicletta vicino al po
In bicicletta in riva al Po
A differenza delle ultime estati in cui facevo con gli amici viaggi in bicicletta in Paesi più o meno lontani, percorrendo centinaia di chilometri, quest'anno sono tornata alle origini, al mio paese, accontentandomi di poche decine di chilometri in riva al Po, nella Bassa Padana, da Guastalla (dove sono nata) a Gualtieri, Boretto, Brescello.
Vi sembra di aver già sentito questi nomi? Sono stati i film di Peppone e Don Camillo, ispirati ai romanzi di Giovannino Guareschi, a rendere famose queste piccole località di campagna. Proprio in luglio si sono festeggiati i 60 anni dal primo ciak dei celeberrimi film, che non ci si stanca mai di rivedere.
Da Guastalla, antico Ducato dei Gonzaga, insieme a Parma e Piacenza, un viale porta in riva al Po. Gli alti pioppi cipressini sono sempre gli stessi, dai tempi della mia gioventù, mentre il fondo di terra battuta e stato sostituito dall'asfalto. Da qualche anno, c'è anche una pista ciclabile che continua fino a Brescello e oltre, passando sulla golena, ossia il letto del fiume, asciutto quando l'acqua è bassa, e sugli argini. Da un lato il Po scorre maestoso e lento tra lanche e banchi di sabbia, dall'altro fanno ombra i pioppi, snelli e slanciati, tutti in fila come soldatini. Tiene compagnia il frinire acuto e continuo delle cicale. Ci si deve difendere dagli sciami di zanzare, sempre in assetto di guerra!
A Gualtieri c'è il museo dedicato al pittore naif Antonio Ligabue, il quale in riva al Po ha condotto una vita miserabile e per campare dava i suoi splendidi quadri in cambio di un piatto di minestra, a Boretto, la Casa dei Pontieri, che illustra la vita degli addetti agli antichi ponti in chiatte, ormai quasi scomparsi, a Brescello, il museo dedicato ai film di Peppone e Don Camillo. Due statue sulla piazza rappresentano questi due simpatici personaggi, a grandezza naturale, semplicemente appoggiate sul selciato: Peppone davanti al municipio, Don Camillo davanti alla chiesa.
Sulle tracce del Lou Dahu
Sulle tracce del Lou Dahu
(agg . A.N.A.G. Valle Maira settembre 2011)
La lettura del paesaggio come materia di base degli accompagnatori di A.G. fa parte da tempo dei piani formativi. L’obiettivo di confrontarci ancora con l’osservazione del paesaggio, quindi sapere cogliere l’evidenza, ci consente di stimolare l’interesse dei ragazzi durante l’escursione. L’appuntamento era per il giorno 24 settembre alle ore 14 a Canosio – Valle Maira (CN). Antico borgo occitano, si trova sulla destra orografica della valle a 1254 m. di altezza, ed e’ un centro importante per le valli Marmora e Preit.
Sulla piazza del comune, uno dopo l’altro, sono giunti gli accompagnatori. Aldo e Matteo dall’Emilia, Adriano, Lorenzo e Piero dalla Lombardia, Bruno e Francesco dal Veneto, Enrico Antonio ,Giancarlo dalla Liguria Carla, Gabriella, Franco e il sottoscritto dal Piemonte. Dopo un breve saluto ai presenti, dato dal direttore della S.C.A.G. Giancarlo Berchi, ci siamo trasferiti nei locali della Pro Loco per la parte didattica.
Salutando i presenti in sala il geologo Enrico Collo di Dronero, un uomo sulla quarantina, dal fisico robusto montanaro per antonomasia, dava lettura del programma. Iniziò il suo intervento donandoci un nuovo tipo di carta topografica stampata con materiale innovativo, impermeabile e antistrappo della valle. Finita la parte didattica, ci siamo trasferiti in un locale non molto grande adibito a museo geologico, qui grazie a delle ampie vetrate, si può ammirare il paesaggio alpino.
Creato dall’addetto geologo di recente, il museo dispone di pannelli laterali sui quali sono raffigurate le varie ere geologiche e delle foto di reperti trovati in zona.
Posti al centro del locale, sopra a dei ripiani, fanno bella mostra alcuni reperti fossili ritrovati sull’Altopiano della Gardetta, a testimonianza che un tempo, sulle Alpi c’era il mare. Si possono ammirare delle conchiglie rimaste impresse nel calcare, dei pezzi di roccia vernicolare, dei frammenti di carbone e di zolfo. Come esperimento scientifico abbiamo usato dell’acido solforico contenuto in una piccola botticella. L’esperimento consisteva nello spruzzare con un contagocce l’acido sulla superficie della roccia, a secondo dell’effervescenza prodotta dal liquido al contatto con l’aria e la materia consente di verificare la presenza di vari minerali come calcio e carbonio.
Ad un certo punto del percorso, il geologo Enrico Collo, ci invitò ad osservare uno strano oggetto di pietra che teneva fra le mani. Sul suo volto traspariva una certa euforia.



